La colpa è anche nostra

La colpa è anche nostra. Se ci troviamo le città invase da migranti che nella maggior parte dei casi non fuggono da guerra o da persecuzioni tranne, forse, da quelle della polizia dei paesi di provenienza (perché, in molti casi, si tratta di criminali, come ammesso, per esempio, da varie autorità nigeriane). La colpa é anche nostra,  se non mostriamo solidarietà con i nostri concittadini, costretti a convivere nelle periferie, trasformate in banlieues, con degrado, abusi, insicurezza e violenza. La colpa è anche nostra, quando ci lasciamo coinvolgere, senza protestare o reagendo con timidezza, alla narrazione dei Media progressisti che dipingono LORO come vittime e NOI come gli storici sfruttatori e, oggi, crapuloni indifferenti alla presunta sofferenza di chiunque violi le nostre frontiere.  La colpa é nostra, quando mettiamo mani al portamonete per dare quell’euro (minimo, sennò il “pretendente” vi insulta) al parcheggiatore abusivo di turno o, più per pavidità che per compassione, all’insistente ragazzotto, smartphone munito, che vi tallona con molesto accattonaggio, alla porta del supermercato. La colpa é nostra quando rifiutiamo di vedere che le donazioni alle ONG non vanno che in minima parte a quei bambini denutriti degli spot pubblicitari ma sono dirottate verso le opache opere di salvataggio dei naufragi programmati nel Mediterraneo.  Ma possibile che quella – grazie a Dio, sempre più sparuta – parte di connazionali che si dichiarano “progressisti” (dove sia, poi, il progresso nell’imbarbarimento delle nostre città e nella diffusione di degrado e violenza?) non capisca che lo sbarco incontrollato dei migranti nei nostri porti rappresenta la fase terminale del meccanismo messo in opera dai trafficanti di esseri umani? Che andare a prelevare migranti fuori dalla nostra area di competenza (la SAR)  – in prossimità di Malta, piuttosto che nelle acque libiche – incentiva e non scoraggia i professionisti della tratta  e lo sfruttamento da parte di chi vi lucra, schiavizzando e violentando poveri disgraziati? Che,  per decine che ne muoiono in mare, ne soccombono molti di più nelle marce forzate attraverso il deserto o per le torture dei loro aguzzini (ma queste morti non fanno notizia)? Che i proventi di questo traffico vengono reinvestiti in droga, armi e supporto al terrorismo?
É come se, in caso di sequestro, lo Stato, invece di bloccare i beni della famiglia del rapito, aiutasse a mettere insieme i soldi per pagare il riscatto. Facciamo la nostra parte: smettiamo di cedere al ricatto dei finti poveri e alla ipocrita questua delle ONG; ribelliamoci al refrain mediatico dell’abbattimento delle frontiere per accogliere chiunque varchi i nostri confini;  reclamiamo, ad alta voce, che chiunque entri nel Nostro paese ne rispetti la sacralità delle Nostre leggi laiche e della Nostra cultura; pretendiamo, infine, che accoglienza e tolleranza non diventino sinonimo di acquiescenza.

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